GHEMME DOCG - Il Nebbiolo dell’Alto Piemonte, tra ghiacciai e Monte Rosa
Introduzione
Il Ghemme è una delle espressioni storiche del Nebbiolo dell’Alto Piemonte e, insieme al vicino Gattinara, una delle due DOCG che rappresentano il vertice della gerarchia delle denominazioni di questa parte della regione. Nasce in un territorio ristretto della provincia di Novara, sulle colline che precedono la Valsesia e guardano verso il massiccio del Monte Rosa, molto lontano, geograficamente e stilisticamente, dalle Langhe.
Qui il Nebbiolo prende tradizionalmente il nome di Spanna. È il protagonista assoluto del vino, anche se il disciplinare permette una piccola partecipazione di Vespolina e Uva Rara, varietà storicamente radicate nell'Alto Piemonte. Dal 2025 il disciplinare consolidato prevede infatti Nebbiolo e, facoltativamente, fino al 15% complessivo di Vespolina e Uva Rara. Regione Piemonte
Il Ghemme è generalmente meno immediato di molti rossi contemporanei. Colore non necessariamente impenetrabile, acidità evidente, tannino, profumi che si trasformano lentamente e una lunga maturazione obbligatoria ne fanno un vino costruito più sul tempo che sull'impatto.
Ma sarebbe sbagliato ridurlo semplicemente a una versione settentrionale del Barolo. Il vitigno è lo stesso; suoli, clima, tradizioni produttive e proporzioni del paesaggio sono differenti.
Il Ghemme racconta proprio questo: quanto profondamente un luogo possa cambiare il carattere di un'uva.
1. Cenni storici
Una storia molto più antica della denominazione
La viticoltura attorno a Ghemme ha radici profonde. Il disciplinare della DOCG richiama una tradizione viticola millenaria e afferma che il vino della zona fosse già conosciuto ai tempi di Plinio il Vecchio. Il riferimento è interessante, ma va letto con prudenza: testimonia l'antichità della cultura della vite nel territorio, non significa ovviamente che i Romani bevessero il “Ghemme DOCG” così come lo definiamo oggi. Le denominazioni, fortunatamente, non esistevano ancora e nessun centurione doveva compilare registri telematici di cantina. Regione Piemonte
Il Consorzio di Tutela colloca la tradizione vitivinicola locale molto indietro nel tempo e collega lo sviluppo della vite ai rilievi formati dagli antichi depositi glaciali. Nel corso dei secoli il vino di Ghemme acquistò una propria reputazione, al punto da comparire anche nella letteratura italiana. Antonio Fogazzaro lo cita in Piccolo mondo antico, pubblicato nel 1895. Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte
Tra Ottocento e primo Novecento la viticoltura dell'Alto Piemonte aveva un peso ben maggiore rispetto a quello attuale. Come in molte altre aree europee, fillossera, malattie crittogamiche, guerre, industrializzazione e progressivo abbandono delle campagne modificarono profondamente il paesaggio viticolo.
La seconda metà del Novecento segna quindi non tanto la nascita del Ghemme quanto la sua ricostruzione moderna.
Dalla DOC alla DOCG
Il riconoscimento ufficiale arriva il 18 settembre 1969, quando il Ghemme ottiene la Denominazione di Origine Controllata. Il passaggio alla DOCG viene approvato il 29 maggio 1997, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 14 giugno dello stesso anno. Accademia Vino
Da allora il disciplinare è stato modificato più volte. Una modifica ordinaria è stata approvata nel 2025 e il testo consolidato attualmente pubblicato dalla Regione Piemonte rappresenta il riferimento da utilizzare per composizione, territorio, rese e affinamento. www.masaf.gov.it
La storia recente del Ghemme è quindi quella di un recupero.
Non si tratta di inventare una nuova identità commerciale, ma di riportare attenzione su una zona che per secoli aveva considerato la coltivazione della vite una componente ordinaria del proprio paesaggio agricolo.
2. Territorio
Una piccola denominazione dell'Alto Piemonte
La zona del Ghemme DOCG è decisamente circoscritta.
Secondo il disciplinare vigente, le uve devono provenire dalla provincia di Novara, da una parte del territorio amministrativo di Ghemme e da una parte di quello di Romagnano Sesia, secondo una delimitazione geografica precisa. Regione Piemonte
Questo aspetto è importante: Ghemme non è una denominazione regionale e neppure provinciale. Il legame con il luogo è particolarmente stretto.
I vigneti ammessi devono essere collocati in giacitura collinare, fra 220 e 400 metri sul livello del mare. Sono esclusi fondovalle umidi, aree insufficientemente soleggiate e versanti esposti a nord. Per i nuovi impianti e i reimpianti il disciplinare richiede almeno 3.000 ceppi per ettaro. Regione Piemonte
Il lavoro dei ghiacciai
La geologia è uno degli aspetti più affascinanti della zona.
Le colline di Ghemme derivano da antichi depositi fluvio-glaciali pleistocenici, collegati alla presenza dei grandi ghiacciai alpini. Il Consorzio precisa che non si tratta semplicemente di classiche colline moreniche: i materiali furono trasportati a valle dalle acque derivanti dallo scioglimento degli antichi ghiacciai situati più a nord. Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte
Ne è derivato un mosaico di rocce e detriti di varia origine.
Il disciplinare ammette terreni argillosi, sabbiosi, limosi e ciottolosi, anche combinati tra loro. Sull'altopiano i suoli tendono a essere più compatti e profondi; sui versanti occidentali diventano generalmente più sciolti e ricchi di ciottoli. Argille e caolini fanno parte del quadro geologico locale. Regione Piemonte
Questa differenza non rimane confinata alla geologia.
I terreni più profondi possono favorire maggiore disponibilità idrica e vigoria. Quelli più drenanti costringono invece la vite a gestire diversamente acqua e nutrimento e possono contribuire a vini più tesi e definiti.
Parlare genericamente di “mineralità del terreno che passa nel vino” sarebbe una comoda semplificazione. La relazione tra suolo e gusto è molto più complessa. È però ragionevole parlare di suoli, drenaggio, disponibilità idrica, vigore della pianta e maturazione come parti dello stesso sistema.
Monte Rosa, Alpi e clima
Ghemme si trova ai margini della Valsesia, con il Monte Rosa a nord e i laghi Maggiore e Orta relativamente vicini. Regione Piemonte
Il clima dell'Alto Piemonte risente della vicinanza delle Alpi. Le aree dell'alta pianura novarese e della Valsesia appartengono a una delle zone piemontesi a regime pluviometrico subalpino, con precipitazioni importanti e un massimo principale generalmente primaverile. Regione Piemonte
La zona può essere sensibilmente più piovosa di quanto l'immagine stereotipata del “vigneto italiano soleggiato” faccia pensare. Il Consorzio sottolinea inoltre il ruolo delle correnti fresche provenienti dalle Alpi e le escursioni termiche fra giorno e notte tipiche di varie aree dell'Alto Piemonte. Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte
Per il Nebbiolo, vitigno a maturazione molto tardiva, la combinazione è delicata: serve una stagione sufficientemente lunga per portare a maturazione l'uva, ma le temperature più fresche aiutano a conservare acidità e sviluppo aromatico.
Nel bicchiere il risultato tende quindi meno verso volume e dolcezza del frutto e più verso tensione, freschezza, tannino e progressione aromatica.
3. Il vitigno e la produzione
Nebbiolo, qui chiamato Spanna
Il protagonista del Ghemme è il Nebbiolo, tradizionalmente chiamato Spanna nell'Alto Piemonte.
Il disciplinare vigente non stabilisce più una percentuale minima espressa come intervallo, ma dispone che il vino sia ottenuto da Nebbiolo e consente l'impiego di Vespolina e Uva Rara, singolarmente o insieme, fino a un massimo del 15%. In pratica, quindi, il Nebbiolo costituisce almeno l'85% dell'uvaggio e può arrivare al 100%. Regione Piemonte
Il Nebbiolo è un vitigno dalla stagione vegetativa lunga. I dati ampelografici mostrano un germogliamento precoce e una maturazione fisiologica tardiva o molto tardiva. Questa combinazione lo rende esigente: parte presto e arriva tardi, offrendo al viticoltore parecchi mesi durante i quali qualcosa può decidere di andare storto. vitisdb.it
La buccia non fornisce normalmente concentrazioni cromatiche paragonabili a quelle di molte varietà internazionali. Per questo un Nebbiolo può essere strutturato, tannico e profondissimo pur rimanendo relativamente trasparente nel calice. vitisdb.it
Vespolina e Uva Rara
La Vespolina, detta localmente anche Nespolina, può aggiungere colore, struttura e soprattutto una componente speziata. La varietà è nota per la presenza di rotundone, molecola associata a sfumature di pepe. vitisdb.it
L'Uva Rara, storicamente chiamata nell'area anche Bonarda novarese, svolge spesso un ruolo differente. Possiede acidità più moderata e può contribuire con delicate componenti floreali e una certa morbidezza, smussando in parte l'austerità del Nebbiolo. vitisdb.it
Quel 15% apparentemente marginale può quindi avere una conseguenza sensoriale tutt'altro che irrilevante.
Rese e maturazione delle uve
Il disciplinare stabilisce una resa massima di 8 tonnellate per ettaro sia per Ghemme sia per Ghemme Riserva.
Le uve destinate al Ghemme devono raggiungere almeno 12% vol. di titolo alcolometrico naturale; per la Riserva il minimo sale al 12,5% vol. Regione Piemonte
Per i vini che utilizzano la menzione “vigna” la resa scende a 7,2 tonnellate per ettaro, le uve devono raggiungere almeno 12,5% vol. naturale e il vigneto deve avere almeno sette anni di età. Regione Piemonte
La menzione “vigna” non equivale però a una classificazione gerarchica dei cru. Identifica un vigneto specifico, alle condizioni stabilite dal disciplinare, ma non istituisce una graduatoria ufficiale fra parcelle.
Vinificazione
Il disciplinare non impone una particolare durata della fermentazione o della macerazione.
La logica produttiva è quella classica dei rossi a base Nebbiolo: fermentazione con le bucce, estrazione di colore e tannini, successiva fermentazione malolattica nella maggior parte delle interpretazioni.
È proprio durante la macerazione che le scelte del produttore diventano decisive.
Estrarre molto da un Nebbiolo non perfettamente maturo significa rischiare tannini verdi e asciuganti. Una lunga macerazione su uve mature e sane può invece costruire profondità e capacità evolutiva.
Il Ghemme può quindi essere interpretato con fermentazioni relativamente tradizionali e lunghe oppure attraverso estrazioni più contenute. Non esiste una sola ricetta.
Sul legno, invece, il disciplinare è inequivocabile.
Il legno è obbligatorio
Il Ghemme deve essere sottoposto ad almeno 34 mesi di invecchiamento, di cui 18 in legno, a partire dal 1° novembre dell'anno della vendemmia.
La Riserva richiede almeno 46 mesi, dei quali 24 in legno. Il Ghemme può essere immesso al consumo soltanto dal 1° settembre del terzo anno successivo alla vendemmia; la Riserva dal 1° settembre del quarto anno. Regione Piemonte
Il disciplinare non prescrive però la dimensione del recipiente.
Botte grande, tonneau o barrique conducono a risultati differenti. Tradizionalmente il grande legno permette una maturazione lenta con limitata impronta aromatica del contenitore; recipienti più piccoli aumentano invece il rapporto fra vino e superficie del legno.
La questione non è stabilire quale sia moralmente superiore, attività alla quale il mondo del vino dedica già energie sorprendenti, ma capire quale scelta conservi meglio l'identità del vino.
4. Caratteristiche sensoriali
Esame visivo
Il disciplinare descrive il Ghemme come rosso rubino, anche con riflessi granata. Nella Riserva il rubino tende maggiormente verso il granato. Regione Piemonte
L'intensità cromatica non deve necessariamente essere elevatissima.
Il Nebbiolo possiede naturalmente una dotazione antocianica relativamente contenuta e tende a evolvere cromaticamente con una certa rapidità. Anche un Ghemme giovane può quindi mostrare una tonalità meno violacea rispetto a vini prodotti con varietà ricchissime di colore. vitisdb.it
Con l'affinamento il bordo vira progressivamente verso il granato e, nelle bottiglie più mature, verso tonalità aranciate.
Non è una perdita di qualità: è il normale linguaggio cromatico del Nebbiolo.
Esame olfattivo
Un Ghemme giovane tende a muoversi fra frutto rosso, componenti floreali e spezie.
Ciliegia, piccoli frutti rossi e talvolta frutto più scuro possono costituire la componente primaria. Viola e rosa sono associazioni frequenti nel mondo del Nebbiolo, ma non devono essere trasformate in una lista obbligatoria da scheda di degustazione.
La Vespolina, quando presente, può accentuare sensazioni speziate e pepate; l'Uva Rara può contribuire con sfumature floreali più morbide. vitisdb.it
L'affinamento obbligatorio in legno apre un secondo livello aromatico.
Spezie dolci, tostatura e note balsamiche possono derivare dal contenitore, con intensità molto diverse secondo dimensioni, età e tostatura delle botti.
Con il tempo emergono infine gli aromi evolutivi: fiori secchi, tabacco, erbe aromatiche, sottobosco, spezie, cuoio e componenti balsamiche possono progressivamente sostituire il frutto fresco.
Sono famiglie aromatiche possibili, non timbri da collezionare. Due Ghemme della stessa annata possono raccontare storie sensibilmente differenti.
Esame gustativo
Il disciplinare descrive il Ghemme come asciutto, sapido, armonico e con un fondo gradevolmente amarognolo. Per la Riserva aggiunge i termini “austero ma vellutato”. Regione Piemonte
La struttura nasce soprattutto dall'equilibrio fra acidità e tannino.
Il Nebbiolo conserva normalmente una buona acidità e possiede una dotazione tannica importante. Il Ghemme giovane può quindi presentarsi inizialmente piuttosto verticale, con una presa tannica netta e una sensazione meno morbida rispetto a molti rossi maturati in climi più caldi.
Con l'affinamento il tannino tende a diventare più fine e meno aggressivo.
L'alcol è generalmente ben presente, ma nei vini equilibrati non dovrebbe costituire il centro dell'esperienza gustativa. La freschezza contribuisce alla bevibilità e sostiene la persistenza.
La parola sapidità, esplicitamente utilizzata anche dal disciplinare, è particolarmente ricorrente nelle descrizioni del Ghemme. È utile intenderla come percezione gustativa complessiva, non come una dimostrazione che i minerali del terreno siano passati miracolosamente dalla roccia al bicchiere senza disturbare nessuno lungo il tragitto.
Un buon Ghemme vive soprattutto di equilibrio fra austerità e finezza.
5. Evoluzione e capacità di invecchiamento
Il Ghemme nasce già con il tempo incorporato nella propria definizione normativa.
Quando arriva sul mercato ha trascorso almeno 34 mesi di maturazione; una Riserva almeno 46. Regione Piemonte
Questo non significa però che la sua evoluzione sia conclusa.
Nebbiolo, acidità, tannino, estratto e lunga maturazione rendono il Ghemme naturalmente predisposto all'affinamento in bottiglia.
Nei primi anni il vino tende a privilegiare frutto, freschezza e tensione tannica. Progressivamente gli elementi si integrano: il frutto diventa meno immediato, gli aromi passano verso il floreale secco, le spezie, il balsamico e le componenti terziarie, mentre la trama tannica acquista maggiore finezza.
Le migliori bottiglie possono evolvere favorevolmente per molti anni e, nelle annate riuscite e nelle condizioni di conservazione corrette, anche per decenni.
Attribuire però a ogni Ghemme una data di scadenza standard sarebbe poco serio.
Produttore, annata, composizione dell'uvaggio, vigneto, estrazione, tipo di legno, tappo e conservazione modificano profondamente la curva evolutiva.
Ghemme e Ghemme Riserva
La differenza regolamentare è concreta.
La Riserva parte da uve con maturità minima superiore, richiede almeno 46 mesi di affinamento contro 34 e almeno 24 mesi in legno contro 18. Anche il titolo alcolometrico totale minimo al consumo passa dal 12 al 12,5% vol. Regione Piemonte
Questo non significa automaticamente che ogni Riserva sia qualitativamente superiore a ogni Ghemme.
Indica semplicemente requisiti produttivi differenti.
Nel vino, per fortuna, la gerarchia burocratica non è ancora riuscita a sostituire completamente il bicchiere.
6. Servizio
Per un Ghemme relativamente giovane, una temperatura di 16-17 °C permette di conservare tensione e freschezza evitando che l'alcol diventi dominante.
Le versioni più mature e strutturate possono essere servite attorno ai 17-18 °C.
I vecchi “20 gradi per i grandi rossi” derivano in gran parte da un'epoca in cui temperatura ambiente significava qualcosa di molto diverso dai soggiorni moderni riscaldati a temperature tropicali.
Il calice dovrebbe avere buona ampiezza e una chiusura sufficiente a concentrare il profilo aromatico. Un grande calice da Nebbiolo o un borgognotto non eccessivamente largo funzionano bene.
Ossigenazione
Su un Ghemme giovane l'ossigenazione può essere utile.
Un'apertura anticipata o un passaggio in decanter possono rendere il vino più leggibile, soprattutto quando il tannino è ancora serrato e il quadro aromatico inizialmente poco espressivo.
Non esiste però una durata universale.
Meglio aprire, assaggiare e decidere.
Con una bottiglia di venti o trent'anni la cautela deve aumentare. L'ossigeno che aiuta un vino giovane può accelerare rapidamente il decadimento di un vino fragile.
Per una bottiglia matura la decantazione dovrebbe servire soprattutto, se necessario, a separare eventuali sedimenti. Una lunga aerazione preventiva può fare più danni che benefici.
7. Abbinamenti gastronomici
La logica
Il Ghemme è un vino gastronomicamente interessante perché possiede tre caratteristiche decisive: acidità, tannino e persistenza.
Il tannino trova un naturale alleato nelle proteine e nella succulenza della carne. L'acidità aiuta a ripulire il palato da grassi e preparazioni ricche. La persistenza permette al vino di confrontarsi con piatti lunghi, complessi e aromatici.
Le versioni più giovani richiedono in genere preparazioni capaci di gestire un tannino ancora evidente. Quelle mature consentono abbinamenti più delicati, perché la trama diventa progressivamente più fine.
La cucina del territorio
Uno degli incontri più naturali è con la paniscia novarese.
Riso, fagioli, verdure e componente suina costruiscono un piatto saporito, grasso e complesso. L'acidità del Ghemme alleggerisce la bocca, mentre il tannino trova materia sufficiente per non apparire aggressivo.
Anche il tapulon, tradizionale preparazione di carne tritata lungamente cotta tipica dell'area di Borgomanero, possiede intensità e succulenza adeguate.
Il brasato rimane un abbinamento quasi didattico. La lunga cottura ammorbidisce la struttura della carne e concentra il fondo; il vino risponde con tannino, acidità e persistenza.
Con il bollito misto può essere preferibile un Ghemme non troppo evoluto né eccessivamente segnato dal legno: salsa verde, carni differenti e componente grassa richiedono soprattutto freschezza.
Selvaggina e carni
L'evoluzione aromatica del Ghemme lo rende particolarmente interessante con la selvaggina.
Lepre, cervo, cinghiale o anatra, soprattutto nelle preparazioni arrosto o in umido, possono accompagnare molto bene una Riserva matura.
Con il piccione si può cercare un abbinamento più elegante: la carne intensa ma non pesante incontra bene la complessità di un Nebbiolo evoluto senza trasformare la cena in una gara di sollevamento pesi.
Anche una semplice tagliata di manzo può funzionare, soprattutto con Ghemme più giovani. In questo caso è meglio evitare condimenti troppo dolci o salse che cancellino la precisione del vino.
Funghi e cucina vegetariana
Il Ghemme non richiede obbligatoriamente carne.
I funghi porcini, alla griglia, arrostiti o utilizzati in un risotto, sono uno degli abbinamenti vegetali più convincenti. La componente terrosa e l'umami dialogano bene con l'evoluzione aromatica del Nebbiolo.
Un risotto ai funghi, soprattutto con una moderata componente grassa, permette all'acidità del vino di svolgere un ruolo particolarmente utile.
Anche lenticchie, fagioli, radici arrostite e brasati vegetali possono sostenere un Ghemme giovane purché il piatto abbia concentrazione sufficiente.
Interessante infine una melanzana affumicata o arrostita accompagnata da funghi, riduzioni vegetali o formaggi stagionati: l'affumicatura può creare un ponte aromatico con le note evolutive e con quelle derivanti dal legno.
Formaggi
Con i formaggi occorre evitare l'automatismo “vino rosso importante = qualsiasi formaggio”.
Le paste semidure e dure stagionate rappresentano il terreno più semplice: la componente grassa e proteica addolcisce la percezione tannica, mentre la sapidità trova equilibrio nella freschezza del vino.
Con gli erborinati molto piccanti l'abbinamento diventa invece più difficile: intensità aromatica e sale possono rendere il tannino più aggressivo.
Un grande vino non è obbligato ad andare d'accordo con tutto. Anche nelle relazioni enogastronomiche un minimo di selezione migliora la vita.
Qualche abbinamento meno convenzionale
Un Ghemme giovane può accompagnare bene anatra laccata non eccessivamente dolce, soprattutto se spezie e acidità della preparazione rimangono in equilibrio.
Le versioni con una presenza percepibile di Vespolina possono funzionare con piatti caratterizzati da pepe nero ed erbe aromatiche, perché la componente speziata crea un legame aromatico naturale.
Interessanti anche piatti a base di miso, funghi e verdure grigliate, purché non eccessivamente salati.
Il principio rimane sempre lo stesso: non scegliere il piatto in base al colore del vino. Sceglierlo in base alla sua struttura.
8. In sintesi
Il Ghemme è uno dei vini che aiutano a comprendere quanto la parola “Nebbiolo” sia soltanto l'inizio della storia.
Lo stesso vitigno che nelle Langhe genera Barolo e Barbaresco, sulle colline novaresi assume un carattere differente. Il paesaggio cambia, cambiano i terreni, cambia l'influenza climatica e cambia anche la tradizione dell'uvaggio, che può accogliere piccole quantità di Vespolina e Uva Rara.
La denominazione è piccola e geograficamente precisa: colline fra 220 e 400 metri, in parti delimitate dei comuni di Ghemme e Romagnano Sesia. I suoli nascono dagli antichi depositi fluvio-glaciali; il Monte Rosa e il sistema alpino rimangono una presenza geografica e climatica costante. Regione Piemonte
Nel bicchiere non bisogna cercare necessariamente potenza o colore.
Il Ghemme parla soprattutto attraverso acidità, tannino, sapidità, profumo e tempo.
La giovinezza può essere austera. L'affinamento obbligatorio, 34 mesi per il Ghemme e 46 per la Riserva, ne prepara la struttura ma non ne conclude necessariamente l'evoluzione. Le bottiglie migliori continuano lentamente a trasformarsi, passando dal frutto e dal floreale verso spezie, erbe, balsamicità e aromi terziari. Regione Piemonte
È un vino che richiede un po' di attenzione, ma non reverenza.
E forse è proprio qui il suo fascino. In un mercato che spesso cerca vini immediatamente comprensibili, il Ghemme conserva il lusso di non raccontare tutto al primo sorso.
Bisogna aspettarlo.
Non perché sia difficile, ma perché è costruito sul tempo.
Scheda essenziale della denominazione
Denominazione: Ghemme DOCGRegione: PiemonteProvincia: NovaraZona: aree delimitate nei comuni di Ghemme e Romagnano SesiaVitigno principale: Nebbiolo, localmente SpannaAltri vitigni ammessi: Vespolina e Uva Rara, da sole o insieme, massimo 15%Altitudine dei vigneti: 220-400 m s.l.m.Resa massima: 8 t/haResa con menzione “vigna”: 7,2 t/haTitolo alcolometrico naturale minimo delle uve: 12% vol.; 12,5% per Riserva e menzione “vigna”Ghemme: minimo 34 mesi di invecchiamento, di cui almeno 18 in legnoGhemme Riserva: minimo 46 mesi, di cui almeno 24 in legnoImmissione al consumo: dal 1° settembre del terzo anno successivo alla vendemmia; quarto anno per la RiservaTitolo alcolometrico totale minimo al consumo: 12% vol.; 12,5% RiservaAcidità totale minima: 4,5 g/lEstratto non riduttore minimo: 23 g/l; 24 g/l RiservaMenzioni previste: Riserva e, alle condizioni del disciplinare, “vigna” seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale. Regione Piemonte
Fonti essenziali
Il riferimento normativo principale utilizzato è il Disciplinare di produzione della DOCG Ghemme, testo consolidato 2025, pubblicato dalla Regione Piemonte e dal Ministero. Per gli aspetti territoriali e geologici è stata utilizzata inoltre la documentazione del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte; per Nebbiolo, Vespolina e Uva Rara l'Italian Vitis Database, curato da enti di ricerca italiani. Regione Piemonte
Leonardo Rodighiero e Matteo Gavini
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